| Izzie ( @ 2008-06-19 15:14:00 |
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| Entry tags: | comm: syllables, fic: storie, longshot: deliria delira la notte |
Deliria delira la notte - seconda parte.
Titolo: Deliria delira la notte – seconda parte.
Autore:
izzieanne
Fandom: Original
Personaggio/Coppia: Monica
Rating: PG13
Prompt: “Verrà la notte e avrà i tuoi occhi” {@
syllablesoftime}
Conteggio Parole: seicentottantatre parole {683 W}
Avvertenze: NonSense {a lievi tratti}, Non per stomaci delicati {temo}.
Note: Purtroppo sono sfociata nel NonSense – e pensare che questa volta volevo evitarlo!
I miei ringraziamenti vanno a
ruka_nanjou, perché ha betato tutto questo {e per tutti gli aiuti che mi sta dando}, a
only_mon perché è semplicemente lei, e a
melian_eresseie per il commento precedente. ♥
Disclaimer: I personaggi sono miei, quindi si prega di non toccarli. Non scrivo a scopo di lucro {sebbene ho detto più volte che mi piacerebbe se così fosse}.
Tabella: Qui.
*
Lui si alza nel cuore della notte, con un peso sullo stomaco.
Dall’altra parte della città, Monica pensa che non dormirà per un po’.
Lui si alza, si guarda intorno con una sensazione strana: c’è qualcosa che non quadra.
Monica sa che non dormirà perché non riesce mai a chiudere gli occhi quando è nervosa. Il suo nervosismo, questa volta, nasce dal fatto che dormire in una casa vuota (e da sola) non le piace affatto. Vive ancora con i suoi genitori, ma questi sono partiti recentemente (l’estate partono sempre per almeno una settimana, e quest’anno non ha voluto seguirli), e Gianluca non ne voleva proprio sapere di passare la notte con lei.
Ha detto di aver un contrattempo, ma lei non ha voluto sentir ragioni.
Lui ha appena capito che ciò che non quadra si trova proprio dentro di se: più o meno nello stomaco. È un qualcosa che parte da lui. E gli occhi iniziano a bruciare.
Eppure non era di certo così, circa un ora fa.
Era notte fonda, anche allora, e lui stava sonnecchiando da un po’. Non “dormire”, ma “sonnecchiando” (sono un bel paio di giorni che non dorme più – non ci riesce, non ne vuole sapere: ha tantissimi altri problemi per la testa), badate bene.
E stava quasi per chiudere gli occhi, quasi per addormentarsi, quando – incredibilmente – sentì un rumore.
Toc toc.
Cazzo. Toc toc.
Si alzò, non poteva fare altro, e andò verso la porta. I nervi a fior di pelle, borbottava piano fra sé. Toc toc.
Un gesto meccanico, e aprì la porta: di fronte a sé il suo nemico/amico di sempre.
Nel senso che era il suo migliore amico e, per questo stesso motivo, anche il suo peggior nemico.
“Ciao”, lo salutò brevemente; aveva subito notato che il volto dell’altro non era né scosso né turbato – come dovrebbe essere l’espressione di una persona normale che ti è appena piombata in casa di notte.
“Ti ho aspettato per un po’, al pub.”
Sussultò – e tentò immediatamente di riaprire la sua agenda (quella che teneva nella testa) per vedere l’elenco dei suoi appuntamenti: “Cena. Tv. Piccì. Tv. Caffè. Letto.”… nessuno spazio, per il suo amico.
“Non è oggi, ma domani.”
“Venerdì.”
“Oggi è giovedì, però.”
“Ti sbagli.”
È venerdì.
Ovviamente, preferì far finta di niente e fece spazio: “Entra, non ti preoccupare.”
Lui ha rivisto tutto questo nella sua mente, tutti avvenimenti accaduti circa un ora prima. Il dramma vero e proprio, è successo quando Gianluca se n’è andato.
E quando l’altro è fuggito, sono iniziati i suoi problemi.
Nausea. Visioni.
Lui, sdraiato, lui dormiente. Lui arrabbiato, nel suo cuore il dolore. Ma lui dorme.
Lui Lui Lui Lui lui lui lui. Sangue.
Sangue che puzza d’ira. Che sa di inganno. E cola via, dolcemente.
Si scioglie alle sue gambe. Paiono croste, quelle?
Sbava. Depressione in gocce.
Lui apre di nuovo gli occhi, vigile – questa volta. Oramai è certo che sta per iniziare qualcosa.
Mentre accade tutto questo, Monica è ancora intenta a fissare il mare dalla sua finestra. Non ne può fare a meno, ne è rapita.
È così vuoto – come lei, forse? – così deciso.
Vorrebbe quasi fuggirgli, a quel mare, ma sa che non potrebbe farlo.
Ne è prigioniera.
Delle volte si chiede anche che cosa c’è che non vada in quello spettacolo, ma non trova risposta. Una volta aveva chiamato il suo amico – nel cuore della notte, come sempre, perché tutti hanno da parlare a lui quando è buio – perché lui poteva spiegarle.
Lui, in un qualche modo, capiva sempre tutto – anche lei. Mentre Gianluca, invece, passava la vita a dormire (occhi aperti, occhi chiusi. E non erano sogni quelli che vedeva!) e poche volte sapeva aiutarla.
La chiamata non l’aveva scombussolata più di tanto, lui le aveva detto che temeva il mare perché questi poteva segnare il suo destino.
Monica non capì come questo poteva essere possibile, ma non fece mai domanda. La paura dell’acqua, però, aumentava sempre più.
Dentro di sé sapeva che si trattava di una sporca bugia.